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A un grosso pino
di Villa Doria in Pegli
sottolineatura

Dopo la poesia "L'arancio di Pegli" di Giacomo Zanella, tra gli appunti del Teologo Parodi è stata ritrovata un'altra poesia della quale purtroppo si conosce solo una possibile data di pubblicazione 5/9/1908.

Al momento, a causa di un ritaglio eccessivo, rimane ignoto sia il nome dell'autore che il nome del giornale sul quale è stata pubblicata.

Ogni indicazione sulla paternità della poesia è gradita.


poesia - A un grosso pino di Villa Doria in Pegli A un grosso pino
di Villa Doria in Pegli


Cupo, lanciato, il vertice
    Sublime al ciel drizzato,
    Quanti anni conti, o vecchio
    Pino? - Chi t'ha piantato?
    Dei secoli, che corsero,
    Rammenti tu la storia?
    Delle cose e degli uomini
    Conservi tu memoria?
    Tu non rispondi.... Ebbene
    Parlerò io per te.
Dal tuo tronco nodoso,
    Da' tuoi pioventi rami,
    Folti di un verde carico,
    Quanti dolci richiami!
    Quante vicende alternansi
    Di gaudio e di dolore;
    D'inestinguibil odio,
    Di corrisposto amore,
    Di saldi giuramenti
    E di tradita fe'.
Veggio gli antichi Doria,
    Carchi di spoglie opime,
    Navigare il mar ligure,
    E montar l'alte cime
    Della gloria. - Poi stendere
    La fama lor, siccome
    Di libertà fu vindice
    Il vittorioso nome. -
    Onori la prosapia
    Dei padri la virtù.
Testimonio gigante,
    Il tuo fragrante aroma
    Della amicizia è simbolo,
    Che unì Genova a Roma
    Pel senno di magnanimi
    Principi, a cui la fede
    Era sprone alle imprese
    Più che venal mercede...
    Torni la luce a splendere,
    Che sì smagliante fu!
Dall'aura, che in te si agita,
    Odo narrar le geste
    Di re, di papi; e l'eco
    Ripeter delle feste,
    Dei balli, uniti al lutto,
    Alla sciagura e al pianto,
    Ma né fasto, né obbrobrii
    Ebber durevol vanto;
    Li ravvolse l'oblio,
    Che intatto te serbò.
Vivi dunque orgoglioso!...
    E vo' sperar che sia
    Favorevole il fato
    Alla parola mia;
    Sicchè di Villa Doria
    Le tramutate sorti
    Non abbiano te pure
    A registrar fra i morti.
Vivi, ripeto, o vecchio!...
    Questo augurio ti fo.

Villa Doria, 5/9/1908


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